
Se volete respirare l’atmosfera newyorkese dei tempi andati, c’è un posto nel Village con una caratteristica che possiedono pochi: la storia. Si tratta di Minetta Tavern. Ha aperto nel 1937 nel Greenwich Village subito dopo il proibizionismo, e al suo bancone hanno bevuto, e mangiato, personaggi finiti dritti nei libri di storia dell’arte o della letteratura. Ernst Hemingway, Ezra Pound, Eugene O’Neill, E.E. Cummings, Dylan Thomas, Joe Gould. Tutti segnalati nella home page della Taverna, anche se alcuni poco noti al pubblico italiano. Minetta non è una donna, è semplicemente un fiume sotterraneo di Manhattan, come altri che ogni tanto danno prova di sè facendo emergere acqua dove non te l’aspetti
Lontano dai canyon urbani, formati da grattacieli che si assottigliano e si allungano in un cielo non-londinese, c’è il Village (East Village, Greenwich Village, West Village), il classico villaggio all’europea in cui passeggiare, anche se poi di Manhattan si amano prima di tutto i suoi grattacieli e le luci della notte. Nel cuore del Village, a pochi passi da Wasghinton Square (con tanto di statua di Garibaldi), si trova Minetta Tavern, all’indirizzo: 13 MacDougal St., New York, NY 10012 (Tra Bleecker & W. 3rd Street).
Minetta Tavern, come tutti i posti che un tempo furono un po’ sporchi e un po’ bastardi, dopo essersi convertita in mito è diventata una vetrina raffinata del passato, con tanto di stella Michelin guadagnata sfornando hamburger e patatine, oltre a tutte le prelibatezze un po’ costose di una steakhouse. Turisti e gente dalle vite normali, con salari discreti, affollano un posto che in quanto taverna deve essere stata tutta altra cosa settanta anni fa.
A catalizzare l’attenzione ci pensa il Black Label Burger, un hamburger capolavoro che costa tanto (26 dollari), e che ha convinto il Guardian ad inserirlo tra le cose
imperdibili di New York. Soprattutto per quel suo manzo invecchiato dal saporeantico, di cui si è accorta anche la guida Michelin, che aggiunge un altro particolare: “Come ogni taverna che si rispetti, ti fa sentire a casa”. E sentirsi a casa conta.
Nell’unica recensione in italiano, scritta da Laura Giromini, se ne coglie la trasversalità degli ambienti : “È a metà tra un raffinato bistrot francese e una steakhouse americana; posto stra-noto dagli intenditori per l’eccellenza dei piatti serviti”.
Comunque a parte il supermanzo, c’è una variante più economica, stiamo parlando del Minetta Burger a 17 dollari (quanto una pizza più o meno). Ora però basta parlare, alzate la mano e chiamate il taxi!
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